{"id":1006,"date":"2017-05-10T10:03:26","date_gmt":"2017-05-10T08:03:26","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=1006"},"modified":"2017-05-10T10:03:40","modified_gmt":"2017-05-10T08:03:40","slug":"primo-meeting-pal-life-dedicato-allo-studio-delle-cure-palliative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2017\/05\/10\/primo-meeting-pal-life-dedicato-allo-studio-delle-cure-palliative\/","title":{"rendered":"Primo meeting PAL-LIFE dedicato allo studio delle cure palliative"},"content":{"rendered":"<p><strong>Nel corso del primo meeting PAL-LIFE, organizzato dalla Pontificia Accademia Pro Vita e tenutosi a Roma i giorni 31 marzo e 1 aprile 2017, gli esperti presenti hanno offerto una descrizione della diffusione delle cure palliative (CP) nel mondo, mettendo in luce soprattutto opportunit\u00e0 e barriere ad una maggiore diffusione e implementazione delle stesse nei vari contesti geografico-culturali.<\/strong><\/p>\n<p>Anzitutto, vi \u00e8 una diffusione non omogenea delle CP, anche all\u2019interno delle singole aree geografiche. Di fatto sono molteplici i fattori che condizionano lo sviluppo delle CP, al di l\u00e0 di quello tradizionalmente considerato pi\u00f9 significativo, come il fattore economico (Sr. Yong). In Europa, ad esempio, cui probabilmente si deve riconoscere il miglior livello di sviluppo delle CP, ha svolto un ruolo cruciale la combinazione di figure carismatiche in grado di promuovere la specificit\u00e0 e il valore delle CP nel proprio contesto socio-culturale di appartenenza e la capacit\u00e0 di tale contesto di recepire e tradurre prontamente in programmi di formazione e di ricerca la \u201cnovit\u00e0\u201d offerta dalle CP (C. Centeno).<\/p>\n<p>Nei Paesi in via di sviluppo, l\u2019impegno delle chiese e delle associazioni caritatevoli nell\u2019ambito dell\u2019assistenza sanitaria e dell\u2019educazione, si traduce in una delle principali opportunit\u00e0 per la diffusione e sviluppo delle CP. In alcuni contesti, il capitale sociale costituisce ancora una risorsa a cui poter attingere per sostenere attivit\u00e0 a favore delle categorie pi\u00f9 deboli della popolazione. In Africa, ad esempio, ci\u00f2 ha dato luogo a modelli di erogazione delle CP che si \u201ccreano\u201d <em>in loco<\/em>, in maniera originale rispetto ai modelli importati da altri Paesi (E. Luyirika). La cooperazione internazionale pu\u00f2 offrire delle opportunit\u00e0 nei Paesi in via di sviluppo. Ad esempio, la particolare sensibilit\u00e0 del Regno Unito nei confronti delle CP, ha favorito il loro inizio e sviluppo anche nei Paesi africani anglofoni (E. Luyirika). Ad ogni modo, anche nelle aree in cui le CP sono meno sviluppate o iniziano appena ad essere presenti, l\u2019iniziativa di alcuni diviene un\u2019opportunit\u00e0 per gli altri, secondo un effetto \u201cpalla di neve\u201d (E. Bruera).<\/p>\n<p>Complessivamente, la Risoluzione 67\/19 emanata dall\u2019Assemblea Mondiale della Salute nel 2014, dichiarando le CP come parte essenziale dei sistemi sanitari, muove un importante passo nella direzione dell\u2019implementazione delle CP da parte dei governi degli stati membri (M. Rajagopal).<\/p>\n<p>Il maggior ostacolo allo sviluppo delle CP &#8211; a livello globale &#8211; \u00e8 la mancanza di consapevolezza della loro esistenza e specificit\u00e0. Una \u201cignoranza\u201d che tocca tutti gli attori sociali, dai comuni cittadini, ai media che danno informazione sui temi di fine vita, agli stessi professionisti della salute e dirigenti ospedalieri, fino ai governi.<\/p>\n<p>Un primo ostacolo \u00e8 gi\u00e0 presente all\u2019interno della comunit\u00e0 medica che non sempre \u201cintende\u201d la natura e il valore delle CP. Sempre pi\u00f9 chiusa in un approccio scientista, la medicina contemporanea legge l\u2019approccio olistico al paziente, la speciale rilevanza che le CP riservano alla cura psicologica, sociale e spirituale dell\u2019infermo e della sua famiglia, come una sorta di \u201cbuonismo\u201d, certamente possibile, forse umanamente lodevole, ma non essenziale alla medicina clinica. La CP vengono in questo modo \u201ctrivializzate\u201d (E. Bruera). Da qui le molteplici resistenze da parte di molti colleghi a lavorare per una integrazione delle CP nei percorsi di cura che offrono ai loro pazienti. Non meno ostacoli vengono posti dai direttori generali e manager ospedalieri, che adottano come modello per l\u2019azione la logica economicista che si basa sulla \u201cproduzione di salute\u201d come bene misurabile. Naturalmente, nella prospettiva del puro calcolo, qualsiasi tipo di assistenza offerta al malato inguaribile e terminale \u00e8 di per s\u00e9 un \u201ccattivo investimento\u201d. Nella prospettiva dei manager della sanit\u00e0, dunque, le CP costituiscono una fonte di costo difficilmente giustificabile per il semplice fatto che sono destinate ad un paziente la cui prognosi non \u00e8 la guarigione, ma la morte.<\/p>\n<p>In molte societ\u00e0, le CP patiscono anche un\u2019incomprensione culturale, seppure per ragioni diverse. In alcune culture vi \u00e8 una resistenza all\u2019utilizzo di antidolorifici oppiacei dal momento che tale impiego viene frainteso e i possibili effetti collaterali assimilati all\u2019eutanasia. In altri casi \u00e8 un cattivo uso degli interventi a disposizione delle CP (ad es. la sedazione profonda) che facilitano l\u2019equivoco. Disinformazione e ragioni economiche stanno alla base di una generale insensibilit\u00e0 dei governi nei confronti delle CP, comune a tutte le aree del mondo, e che \u00e8 responsabile della scarsit\u00e0 di finanziamenti che generalmente i governi sono disposti a mettere in gioco a favore delle CP (D Mosoiou).<\/p>\n<p>\u00c8 dunque prioritario vincere queste barriere culturali che, dentro e fuori dalla medicina, negano i problemi a cui le CP vogliono rispondere e, quindi, il valore delle CP stesse, fino talora a tradursi in una franca ostilit\u00e0, una sorta di \u201cpallifobia\u201d (E. Bruera).<\/p>\n<p>In realt\u00e0 un\u2019altra potenziale barriera all\u2019implementazione delle CP potrebbe provenire, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, dalle CP stesse ed \u00e8 il pericolo che esse perdano parte della loro specificit\u00e0, come ad esempio l\u2019attenzione olistica alla persona, per concentrarsi sull\u2019aspetto sintomatico organico e dimenticando ci\u00f2 che nel paziente \u00e8 intangibile (C. Centeno). Questo pericolo gi\u00e0 si intravede quando si considerano i temi della spiritualit\u00e0 come un aspetto della ricerca complementare e non primario (Ch. Puchalski). L\u2019accompagnamento spirituale rappresenta invece un elemento irrinunciabile dell\u2019assistenza al malato grave e terminale: per molti di essi, infatti, la priorit\u00e0 alla fine della vita \u00e8 di essere in pace con Dio e di pregare (E. Bruera), mentre quando lasciati in una situazione di sofferenza spirituale pi\u00f9 facilmente richiedono l\u2019anticipazione della morte.<\/p>\n<p>In molti Pasi manca il riconoscimento formale e dunque l\u2019adeguato sostegno all\u2019attivit\u00e0 delle CP da parte di governi e societ\u00e0, ma anche nei Paesi dove tale riconoscimento esiste, esso \u00e8 spesso \u201cpallilalia\u201d (E. Bruera), un \u201cparlare\u201d cio\u00e8 che assume un carattere puramente formale e rimane del tutto inefficace sul piano pratico della implementazione delle CP.<\/p>\n<p>Alcuni aspetti accomunano invece le realt\u00e0 dominate dalla povert\u00e0 e dove le CP sono meno sviluppate. Un problema primario in molte aree geografico-culturali, ad esempio, \u00e8 il limitato accesso ai farmaci oppiacei per il trattamento del dolore (S. Alsirafy). Le difficolt\u00e0 sono le stesse che hanno caratterizzato i Paesi sviluppati nei decenni passati: il timore di indurre nel paziente una dipendenza da consumo di oppiacei, il timore di causare una morte anticipata, la difficolt\u00e0 da parte di un operatore sanitario non specializzato di maneggiare con sicurezza i farmaci oppiacei. Per tali ragioni le politiche governative sulle cure palliative, anche quando presenti, non trovano ancora attuazione. Il risultato, per\u00f2, \u00e8 che in queste realt\u00e0 risulta terribilmente penoso morire (in India, ad esempio, il 20% dei suicidi viene commesso nel contesto di una malattia cronica) (M. Rajagopal).<\/p>\n<p>Una caratteristica che sempre pi\u00f9 accomuna i Paesi in via di Sviluppo ai Paesi Occidentali, \u00e8 che il capitale sociale, un tempo risorsa importante, si sta quasi completamente sgretolando. Questo spalancher\u00e0 le porte, socialmente e culturalmente, all\u2019eutanasia che proprio nella debolezza del prendersi cura di molte societ\u00e0 trova uno dei principali fattori favorenti (K. Pettus).<\/p>\n<p>La mancanza di una forza lavoro specializzata risulta essere un fattore limitante lo sviluppo delle CP a livello globale (Sr. Yong). Tuttavia, soprattutto per i Paesi dove le CP sono meno sviluppate \u00e8 prioritaria la formazione di personale sanitario specializzato, anche attraverso i programmi di cooperazione internazionale per la formazione medica (L. De Lima). Rimane vero, d\u2019altro canto, che molti Paesi sono dipendenti da aiuti esterni per molti aspetti del welfare e, pertanto, anche per lo sviluppo delle CP (E. Luyirika).<\/p>\n<p>Anche a fronte di questo panorama non scevro di ostacoli, la comunit\u00e0 scientifica delle CP si mostra per\u00f2 fiduciosa del fatto che, laddove essa per prima cercher\u00e0 di incarnare il cambiamento auspicato, questo sar\u00e0 il fattore determinante del cambiamento anche nella cultura medica e nella societ\u00e0 di riferimento (M. Rajagopal).<\/p>\n<p>(Pontificia Accademia Pro Vita)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso del primo meeting PAL-LIFE, organizzato dalla Pontificia Accademia Pro Vita e tenutosi a Roma i giorni 31 marzo e 1 aprile 2017, gli esperti presenti hanno offerto una descrizione della diffusione delle cure palliative (CP) nel mondo, mettendo in luce soprattutto opportunit\u00e0 e barriere ad una maggiore diffusione e implementazione delle stesse nei [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1007,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[6],"tags":[68,57],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1006"}],"collection":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1006"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1006\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1008,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1006\/revisions\/1008"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1007"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1006"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1006"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1006"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}