{"id":1056,"date":"2017-06-13T10:51:51","date_gmt":"2017-06-13T08:51:51","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=1056"},"modified":"2017-06-13T10:52:28","modified_gmt":"2017-06-13T08:52:28","slug":"perche-un-corpo-malato-puo-dare-salute-allanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2017\/06\/13\/perche-un-corpo-malato-puo-dare-salute-allanima\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 un corpo malato pu\u00f2 dare salute all&#8217;anima?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ancora una volta le storie umane, di grande sofferenza e dolore, ci pongono di fronte a riflessioni importanti sul valore della vita e sul suo significato, sul perch\u00e9 si decida di intraprendere determinati percorsi. Quando si \u00e8 colpiti da una malattia, una grave disabilit\u00e0, qualunque essa sia, a prima vista pare impossibile se non insensato coniugarla con il concetto di salute.<\/strong> Ancora di pi\u00f9 se si tratta di malattie rare, poco conosciute e di cui, allo stato attuale, non si conoscono terapie efficaci per guarirle, oppure di una patologia oncologica n\u00e9 chemio sensibile, n\u00e9 radio sensibile e neppure proponibile per un approccio chirurgico.<\/p>\n<p><strong>A volte, per\u00f2, pu\u00f2 succedere che una malattia o una grave disabilit\u00e0 che mortifica e limita il corpo, anche in maniera molto evidente, possa rappresentare una vera e propria medicina per chi deve forzatamente convivere con essa senza la possibilit\u00e0 di alternative.<\/strong> Perch\u00e9 la malattia pu\u00f2 davvero disegnare, nel bene e nel male, una linea incancellabile nel percorso di vita di una persona. O, ancora meglio, edificare una serie di Colonne d\u2019Ercole superate le quali ci \u00e8 impossibile tornare indietro, ma se lo si vuole, ci \u00e8 ancora consentito di guardare avanti. Ed \u00e8 proprio questo il nocciolo della questione. Quando si ha la fortuna di conservare intatte e inalterate le proprie capacit\u00e0 cognitive, \u00e8 comunque possibile pensare a ci\u00f2 che \u00e8 possibile fare piuttosto che a quello a cui non si \u00e8 pi\u00f9 in grado di ottemperare. Se si ragiona in questi termini, la malattia pu\u00f2 davvero diventare una forma di salute. \u00c8 salutare perch\u00e9 permette di sentirsi ancora utili per se stessi e per gli altri, incominciando dai propri famigliari per proseguire con gli amici ed i colleghi di lavoro.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 salutare perch\u00e9 aiuta a rendersi conto che nella vita non bisogna dare nulla per scontato, neppure bere un bicchiere d\u2019acqua senza soffocare. <strong>A volte siamo cos\u00ec concentrati su noi stessi che non ci accorgiamo della bellezza delle persone e della cose che abbiamo intorno da anni, magari da sempre. Cos\u00ec, quando \u00e8 la malattia a fermarti bruscamente, pu\u00f2 accadere che la propria scala di valori cambi.<\/strong> E che ci si renda conto che quelli che noi, fino a quel momento, consideravamo i pi\u00f9 importanti invece non erano proprio cos\u00ec meritevoli dei primi posti. In questi tempi in cui si parla sempre pi\u00f9, con scarsa chiarezza, di &#8216;diritto alla morte&#8217;, del principio di autodeterminazione, di autonomia del paziente, si deve lavorare concretamente sul riconoscimento della dignit\u00e0 dell\u2019esistenza di ogni essere umano che deve essere il punto di partenza e di riferimento di una societ\u00e0 che difende il valore dell\u2019uguaglianza e si impegna affinch\u00e9 la malattia e la disabilit\u00e0 non siano o non diventino criteri di discriminazione sociale e di emarginazione. Il dolore e la sofferenza (fisica, psicologica), in quanto tali, non sono n\u00e9 buoni n\u00e9 desiderabili, ma non per questo sono senza significato: ed \u00e8 qui che l\u2019impegno della medicina e della scienza deve concretamente intervenire per eliminare o alleviare il dolore delle persone malate o con disabilit\u00e0, e per migliorare la loro qualit\u00e0 di vita, evitando ogni forma di accanimento terapeutico.<\/p>\n<p><strong>Questo \u00e8 un compito prezioso che conferma il senso della nostra professione medica, non esaurito dall&#8217;eliminazione del danno biologico. La medicina, i servizi sociosanitari e, pi\u00f9 in generale, la societ\u00e0, forniscono quotidianamente delle risposte ai differenti problemi posti dal dolore e dalla sofferenza: risposte che vanno e devono essere implementate e potenziate e che sono l\u2019esplicita negazione dell\u2019eutanasia, del suicidio assistito e di ogni forma di abbandono terapeutico.<\/strong> Noi medici, gli operatori sanitari in generale, le Istituzioni stesse, abbiamo questa grandissima fortuna: quella di poterci rapportare e relazionarci con l\u2019essere umano che soffre, ma che pu\u00f2 e riesce a trasmetterci e a insegnare molto. Non si possono o si devono creare le condizioni per l\u2019abbandono di tanti malati e delle loro famiglie. \u00c8 inaccettabile avallare l\u2019idea che alcune condizioni di salute rendano indegna la vita e trasformino il malato o la persona con disabilit\u00e0 in un peso sociale. Si tratta di un\u2019offesa per tutti, ma in particolar modo per chi vive una condizione di malattia, questa idea, infatti, aumenta la solitudine dei malati e delle loro famiglie, introduce nelle persone pi\u00f9 fragili il dubbio di poter essere vittima di un programmato disinteresse da parte della societ\u00e0, e favorisce decisioni rinunciatarie. Ci\u00f2 che manca \u00e8 una reale presa in carico del malato, la corretta informazione sulla malattia e sulle sue problematiche, la comunicazione personalizzata con la condivisione familiare per poter &#8216;spianare&#8217; il percorso della consapevolezza per poter facilitare e applicare concretamente le decisioni condivise durante la progressione della malattia. Non si pu\u00f2 chiedere a nessuno di uccidere. Una civilt\u00e0 non si pu\u00f2 costruire su un simile falso presupposto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019amore vero non uccide e non chiede di morire. \u00c8 necessario aprire una concreta discussione su che cosa si stia facendo per evitare l\u2019emarginazione delle persone con gravi patologie invalidanti e su quanto realmente, al momento attuale, si sta investendo nel percorso medico, di continuit\u00e0 assistenziale domiciliare e di cultura della salute e delle problematiche legate alle patologie disabilitanti e alla disabilit\u00e0 in senso lato, chiedendosi con molta sincerit\u00e0 se proprio dalla mancanza sempre pi\u00f9 evidente di assistenza domiciliare qualificata, supporto adeguato alla famiglia, reti di servizi sociali e sanitari organizzati, solidariet\u00e0, coinvolgimento e sensibilit\u00e0 da parte dell\u2019opinione pubblica scaturiscano quelle condizioni di sofferenza e di abbandono a causa delle quali alcuni malati chiedono di porre fine alla propria vita.<\/p>\n<p><strong>Dovremmo essere anche noi medici a contribuire, insieme alle Istituzioni, a rinsaldare nel nostro Paese la certezza che ognuno ricever\u00e0 trattamenti, cure e sostegni adeguati. Si deve garantire al malato, alla persona con disabilit\u00e0 e alla sua famiglia ogni possibile, proporzionata e adeguata forma di trattamento, cura e sostegno.<\/strong> La Costituzione italiana, tutte le leggi vigenti in Italia, il nostro Codice di deontologia medica, oltre alla Convenzioni sui diritti dell\u2019uomo e la Convenzione sui diritti e la dignit\u00e0 delle persone con disabilit\u00e0, affermano la dignit\u00e0 di tutti e il diritto all\u2019accesso alle cure. Ecco perch\u00e9 penso che un corpo malato pu\u00f2 portare salute all\u2019anima, rendendola pi\u00f9 forte pi\u00f9 tenace, pi\u00f9 determinata, pi\u00f9 disponibile a buttarsi con tutta s\u00e9 stessa in quello che si vuole. L\u2019urgenza dettata da uno stato patologico pu\u00f2 diventare uno stimolo enorme per raggiungere traguardi considerati impensabili e apparentemente preclusi nella &#8216;vita precedente&#8217;. E faccio tesoro di quanto scritto da Stephen Hawking: \u00abRicordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi&#8230; Per quanto difficile possa essere la vita, c\u2019\u00e8 sempre qualcosa che \u00e8 possibile fare, e in cui si pu\u00f2 riuscire\u00bb. La malattia non porta via le emozioni, i sentimenti, la possibilit\u00e0 di comprendere che l\u2019\u00abessere\u00bb conta di pi\u00f9 del \u00abfare\u00bb. Pu\u00f2 sembrare paradossale, ma un corpo nudo, spogliato della sua esuberanza, mortificato nella sua esteriorit\u00e0 fa brillare maggiormente l\u2019anima, ovvero il luogo in cui sono presenti le chiavi che possono aprire, in qualunque momento, la via per completare nel modo migliore il proprio percorso di vita. In tutto questo la speranza che definisco come quel sentimento confortante che provo quando vedo con l\u2019occhio della mia mente quel percorso che mi pu\u00f2 condurre a una condizione migliore, diventa il mio strumento di vita quotidiana.<\/p>\n<p>(dr. med. Mario Melazzini, Avvenire)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora una volta le storie umane, di grande sofferenza e dolore, ci pongono di fronte a riflessioni importanti sul valore della vita e sul suo significato, sul perch\u00e9 si decida di intraprendere determinati percorsi. Quando si \u00e8 colpiti da una malattia, una grave disabilit\u00e0, qualunque essa sia, a prima vista pare impossibile se non insensato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":162,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[6],"tags":[30,62],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1056"}],"collection":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1056"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1056\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1058,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1056\/revisions\/1058"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}