{"id":1059,"date":"2017-06-13T10:58:18","date_gmt":"2017-06-13T08:58:18","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=1059"},"modified":"2017-06-13T10:58:18","modified_gmt":"2017-06-13T08:58:18","slug":"storia-straordinaria-fede-amore-malattia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2017\/06\/13\/storia-straordinaria-fede-amore-malattia\/","title":{"rendered":"Una storia straordinaria di fede, amore e malattia"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<strong>La buona battaglia<\/strong>\u201d \u00e8 il titolo del libro autobiografico di Susanna Bo (San Paolo edizioni), incentrato sulla storia di <strong>Luigi<\/strong>, un ragazzo affascinante, \u201c<strong>un figo<\/strong>\u201d, che si dichiara ateo ma comincia ad ascoltare le catechesi del <strong>cammino Neocatecumenale<\/strong>, e di <strong>Susanna<\/strong>, <strong>una brava ragazza<\/strong>, studiosa, ma distaccata e schiva, che \u2013 pur frequentando la parrocchia \u2013 non sente di amare particolarmente nulla. Tutto questo \u201cfotografa\u201d l\u2019inizio del loro<strong> amore<\/strong>, per poi dipanarsi attraverso i binari della<strong> malattia di lui<\/strong>, e dei rispettivi ed articolati <strong>percorsi di fede<\/strong> che rappresentano la lente attraverso cui \u201cleggere\u201d la storia di questo incontro. La narrazione si caratterizza per toni che commuovono e allo stesso tempo fanno anche sorridere, e sotto la forma di un discorso immaginario che Susanna rivolge a Luigi rivisitando il senso della loro <strong>vita insieme<\/strong>.<\/p>\n<p><em>\u00ab(\u2026)sentii parlare per la prima volta di te (\u2026) in seconda liceo (\u2026) I miei erano diventati catechisti a tutti gli effetti. Di solito, la sera, quando tornavano, ero ancora in piedi e capitava che si parlasse di come erano andati gli incontri, o di quanta gente fosse andata. (\u2026) Abbiamo chiesto a un ragazzo: se dovessi incontrare un ateo e spiegargli perch\u00e9 credi in Dio, che cosa gli diresti? E lui ha risposto: non gli direi proprio niente perch\u00e9 anch\u2019io sono ateo\u00bb. Era cominciata la tua buona battaglia. <\/em>All\u2019epoca non potevo sapere che da quell\u2019ateo sarebbe dipesa la mia vita futura. Eppure, nonostante non sapessi niente di te, da quel momento cominciai a chiedere spesso a mia madre delle catechesi\u00bb.<\/p>\n<p>A questo punto il destino per i laici, o meglio la <strong>Provvidenza<\/strong> per chi crede, <strong>ci mette lo zampino<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00abLa mia parrocchia, qualche tempo dopo le catechesi, organizz\u00f2 un incontro di giovani: io e Teresa ci piazzammo in prima fila a studiare i nuovi arrivati, ma non trovammo nessuno degno di nota, tranne un ragazzo alto, con un giaccone blu, che si sedette sulla panca di fronte a noi. Non era male, in effetti. Doveva avere la nostra et\u00e0, forse un paio di anni di pi\u00f9. Lo guardai spesso, quella sera. Tornando a casa chiesi a mia madre come si chiamava. \u00abSi chiama Luigi. Ma tu lo sai gi\u00e0 chi \u00e8\u00bb.\u00abPerch\u00e9?\u00bb. \u00abPerch\u00e9 \u00e8 l\u2019ateo\u00bb Da quella sera smisi di chiamarti l\u2019ateo e diventasti Luigi, un nome che tuttavia non avrei pronunciato spesso nei cinque anni successivi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Come spesso succede, l\u2019<strong>innamoramento<\/strong> \u00e8 questione di un momento e nel caso di <strong>Susanna<\/strong> avviene nella <strong>biblioteca comunale<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00abCredo di aver sempre saputo che l\u2019uomo della mia vita sarebbe apparso all\u2019improvviso nella penombra di quella biblioteca e che, semplicemente, mi avrebbe detto: \u00abCiao Susanna\u00bb. (\u2026) credo di aver sempre avuto una certezza, fin da allora: e cio\u00e8 che, quando avessi incontrato quella persona, mi sarei maledetta. Certo, mi sarei maledetta per non essermi lavata i capelli prima di uscire, per non aver sistemato le sopracciglia, per non aver dato una spruzzatina in pi\u00f9 di deodorante sotto le braccia. Accidenti, le braccia. Per qualche strana ragione, dopo averti visto avevano cominciato a bagnarsi in alto. Zona ascelle. Possibile che l\u2019amore, che \u00e8 un sentimento cos\u00ec nobile e delicato, abbia sempre a che fare con la bocca asciutta, il sudore e tutta quella serie di altri liquidi organici e odori per niente nobili e delicati? (\u2026)Che tu fossi un bel ragazzo, lo avevo sempre pensato. Ma non mi stavi chiedendo di sposarti. Mi avevi solo proposto di andare a fare un giro\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Questo momento rappresenta almeno per <strong>Susanna<\/strong> l\u2019inizio del suo innamoramento che progressivamente coinvolge entrambi in una <strong>vera storia d\u2019amore<\/strong>. Durante questo periodo <strong>Luigi<\/strong> subisce i primi interventi chirurgici al cervello per la presenza di un <strong>meningioma<\/strong>, <strong>tumore benigno ma recidivante<\/strong> e, pochi mesi prima del <strong>matrimonio<\/strong>, manifesta una grave crisi epilettica alla guida della macchina su cui viaggia con Susanna, che per la prima volta si rende veramente conto di cosa sia la malattia del futuro marito. La sera prima del matrimonio il padre, notando l\u2019agitazione di lei, intuisce che ha a che fare dal <strong>fantasma del tumore di Luigi<\/strong>.<\/p>\n<p><em>\u201c\u00abLo ami?\u00bb (\u2026) Lascia perdere la casa, i soldi, gli invitati, me, tua madre, i tuoi suoceri e anche lui. Lascia perdere tutto, per un secondo. Pensa solo a una cosa: tu gli vuoi bene? Lo ami, \u2018sto ragazzo?\u00bb(\u2026) E se adesso decidi che non te la senti pi\u00f9 ric\u00f2rdati che nessuno, nemmeno il Padreterno, avr\u00e0 mai il diritto di giudicarti. Ma prima di scegliere rispondi a quella domanda. Perch\u00e9 \u00e8 sicuro che soffrirai se lo sposi; ma se lo ami soffrirai ancora di pi\u00f9 se non lo sposi. Guarir\u00e0? Speriamo. Non guarir\u00e0? Arriverai al punto di dovergli pulire anche il culo? Non ti peser\u00e0, se gli vuoi bene. Ti sembrer\u00e0 di pulirlo a tuo figlio. Io non mi so esprimere, siete voi che avete studiato. Ma\u2026 insomma\u2026 ci siamo capiti\u00bb.S\u00ec, ci eravamo capiti. Avevo capito perfettamente quello che aveva voluto dirmi. E adesso stava a me capire cosa volevo. Stava a me. (\u2026) Il giorno dopo eravamo marito e moglie.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Dopo uno <strong>splendido viaggio di nozze<\/strong>, Susanna e Luigi cominciano la loro avventura di sposi che fin dall\u2019inizio deve fare i conti con la <strong>salute precaria di lui<\/strong>, le cui manifestazioni vengono inizialmente interpretate dalla moglie come uno scarso interesse per lei e la loro vita di coppia. <strong>Nascono<\/strong> a distanza di un paio di anni l\u2019una dall\u2019altra le <strong>due figlie<\/strong>, mentre <strong>progressivamente la malattia di Luigi peggiora<\/strong> rendendo necessari ulteriori e dolorosi interventi chirurgici. <strong>Susanna<\/strong> vive il dramma della malattia sostenendo Luigi sia sotto il profilo pratico che emotivo, ma sviluppando un <strong>sentimento di rabbia e di sfiducia nei confronti di Dio<\/strong> pur continuando a frequentare la comunit\u00e0 e a ricevere i sacramenti, in gran parte per compiacere il marito. <strong>Al contrario Luigi<\/strong>, seppur provato e impoverito delle sue facolt\u00e0 dalla malattia, <strong>rafforza il suo rapporto con Dio<\/strong> recitando il rosario tutti i giorni \u00a0e rivolgendo costantemente lo sguardo ad un grande <strong>crocifisso<\/strong> che ha voluto venisse collocato nel salone della loro casa, vincendo l\u2019iniziale resistenza della moglie a cui sono crollate tutte le certezze della fede. Quando arriva il momento della <strong>fase terminale della malattia<\/strong>, vissuta nel contesto di un hospice, Susanna \u00e8 costretta ad affrontare l\u2019<strong>angoscia dell\u2019addio<\/strong>.<\/p>\n<p><em>\u00abI medici mi dicevano di parlarti. Di toccarti, di farti sentire la mia vicinanza, ma non sempre ce la facevo. A volte desideravo solo che finisse tutto al pi\u00f9 presto. Pi\u00f9 ti stavo vicino, meno riuscivo a dirti addio. Solo l\u2019ultima sera ce la feci. Mi avvicinai al tuo viso e ti dissi che eri bello. Che eri stupendo, di non pensare che non eri bello perch\u00e9 quella era una gran cavolata. Dovevi aver capito cosa stavo per fare, perch\u00e9 ebbi la netta sensazione che i tuoi occhi mi dicessero: \u00abOra ti vedono e ti fanno un mazzo cos\u00ec\u00bb. Ma gi\u00e0 avevo abbassato la spalliera del letto, gi\u00e0 ti avevo spostato la pompetta della morfina e gi\u00e0 le mie gambe erano salite, e poi il mio busto, e il braccio intorno al tuo braccio, e mi ero stretta contro la tua schiena. Sapevo che ti restavano poche ore di vita, e forse per questo motivo pensai che se avessi potuto parlare mi avresti detto: \u00abOh, finalmente. Ce ne hai messo di tempo per capirlo. Volevo solo un po\u2019 di coccole. Come abbiamo sempre fatto, prima di addormentarci. Adesso sono contento. Adesso posso addormentarmi\u00bb. (\u2026) Le infermiere del turno di notte mi lasciarono l\u00ec, a dormire con te. A mezzogiorno dell\u2019indomani il mio indiano mi avrebbe lasciato\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>Susanna<\/strong> all\u2019inizio del <strong>rito funebre<\/strong> prende la parola per ricordare <strong>Luigi<\/strong> e, pur avendo pensato a lungo e preparato un discorso, <strong>sceglie di andare a braccio<\/strong> rendendosi conto solo dopo di<strong> chi l\u2019avesse sostenuta<\/strong> in quel momento.<\/p>\n<p><em>\u00abCinque minuti dopo aver finito di parlare, non ricordavo gi\u00e0 pi\u00f9 cosa avevo detto; forse qualcosa a proposito del fatto di non avere paura. Perch\u00e9 a un certo punto della nostra storia ne ebbi tanta. Ebbi paura che tutto quello in cui avevamo sperato e creduto in quegli anni non fosse vero. Che non ci fosse niente dopo la morte. Che la fede fosse una specie di barzelletta da raccontarsi nei momenti duri, per tirarsi su di morale. O un salvagente mezzo sgonfio per affondare meno velocemente nella depressione. Mi ero sbagliata, per fortuna. E lo dissi, lo volli dire davanti a tutte quelle persone, che la fede non \u00e8 una barzelletta. N\u00e9 una pietosa bugia, come avevo a un certo punto anche pensato. La fede \u00e8 una realt\u00e0 concreta, ma \u00e8 soprattutto un dono, e si pu\u00f2 chiedere in un modo solo: pregando. Come hai sempre fatto tu. L\u2019ultima settimana a Brescia mi ero detta che ti avrei aiutato a credere al Paradiso. E solo al tuo funerale mi resi conto che invece eri sempre stato tu, in quei dieci anni, ad aiutare me. E sentii che mi aiutasti anche al funerale, quando parlai\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abQuello che provai mentre celebrammo il tuo funerale fu qualcosa di molto simile a una risurrezione. Non so come altro dirlo: mi sentii felice. Ma \u00e8 veramente difficile descrivere la gioia pura. \u00c8 come cercare di descrivere una torta e la sua bont\u00e0. L\u2019ideale sarebbe mangiarsene una fetta. Ecco perch\u00e9, probabilmente, mi sentii cos\u00ec: perch\u00e9, non potendo descrivermi il Paradiso, decidesti di darmene un assaggio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>(Aleteia.org)<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.sanpaolostore.it\/buona-battaglia-susanna-bo-9788821597893.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ACQUISTA QUI IL VOLUME<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa buona battaglia\u201d \u00e8 il titolo del libro autobiografico di Susanna Bo (San Paolo edizioni), incentrato sulla storia di Luigi, un ragazzo affascinante, \u201cun figo\u201d, che si dichiara ateo ma comincia ad ascoltare le catechesi del cammino Neocatecumenale, e di Susanna, una brava ragazza, studiosa, ma distaccata e schiva, che \u2013 pur frequentando la parrocchia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1060,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[6],"tags":[62,54],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1059"}],"collection":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1059"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1059\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1061,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1059\/revisions\/1061"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1060"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1059"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1059"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1059"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}