{"id":1064,"date":"2017-07-12T08:47:12","date_gmt":"2017-07-12T06:47:12","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=1064"},"modified":"2017-08-17T08:55:48","modified_gmt":"2017-08-17T06:55:48","slug":"charlie-quelle-domande-raschiano-del-profondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2017\/07\/12\/charlie-quelle-domande-raschiano-del-profondo\/","title":{"rendered":"Charlie e quelle domande che raschiano nel profondo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il mondo si \u00e8 fermato a discutere sul destino del neonato inglese. Un caso su cui sono necessari discrezione e rispetto. E che interroga la nostra concezione della vita. Cosa la rende utile? E perch\u00e9 vale la pena di essere vissuta?<\/strong><\/p>\n<p>Mentre stiamo vivendo alcuni giorni di vacanza tra amici con i quali si cerca di giudicare tutto quello che accade nelle giornate passate tra gite, giochi, incontri e testimonianze, siamo investiti dalla vicenda di\u00a0<strong>Charlie Gard<\/strong>\u00a0e della sua famiglia, che sta scuotendo il mondo intero. Ci vengono immediatamente alcuni spunti di riflessione che vogliamo condividere.<\/p>\n<p>Col passare delle ore, appare sempre pi\u00f9 evidente che nessuno riesce a dare elementi conclusivi per chiarire definitivamente la questione di fondo: davanti ad una malattia degenerativa multiorgano per la quale, considerata l\u2019attuale situazione del paziente e le conoscenze mediche disponibili, sono previste solo cure palliative, fino a che punto \u00e8 giusto insistere nel protrarre la situazione, con tutto il suo carico di speranze e dolore senza scivolare nell\u2019accanimento terapeutico?\u00a0<strong>Per questo occorre non dimenticare che \u00e8 necessaria una prudenza, una discrezione e un rispetto nel guardare dentro questa vicenda<\/strong>. Ma la vicenda pone questioni che raschiano in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Se fossimo noi l\u2019artefice di tutte le cose, mettendoci al posto di Dio, non permetteremmo che tutto questo avvenisse. Non permetteremmo questa sofferenza, di Charlie, della madre e del padre, dei medici e infermieri che lo hanno in cura, non permetteremmo la confusione che si sta generando intorno a questi fatti, non permetteremmo che possano esistere malattie incurabili, in definitiva non permetteremmo alcun orrore col quale la vita a volte si trova a fare i conti. Tuttavia, tutto questo c\u2019\u00e8.\u00a0<strong>Questo significa che Dio non ragiona sempre come noi e che la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 larga di come la faremmo<\/strong>. Forse Chi fa essere la realt\u00e0 ci sta suggerendo di provare a guardare dove non guardiamo, di non limitarci a posizionarci su che cosa sia pi\u00f9 giusto o pi\u00f9 sbagliato fare per concludere al meglio questa triste storia. Perch\u00e9 Dio permette il dolore e la sofferenza? Questa \u00e8 la domanda delle domande\u2026 Questa domanda fa male.\u00a0<strong>Alla mentalit\u00e0 del mondo, che volenti o nolenti ci troviamo addosso, \u00e8 insopportabile<\/strong>. In fondo, l\u2019unico vero bene sembra essere l\u2019eliminazione, o almeno la possibile riduzione, del dolore. Ma questo sarebbe vero se il dolore e la sofferenza non avessero alcun significato, se fossero per nulla. Invece, quando c\u2019\u00e8 un significato che sostiene la vita, il dolore pu\u00f2 essere portato e la sofferenza pu\u00f2 costruire un\u2019umanit\u00e0 nuova e a volte pi\u00f9 \u201cvera\u201d, come vediamo nel modo con cui tanti portano prove pi\u00f9 grandi di loro, testimoniando una pienezza di vita, una dignit\u00e0 e ultimamente una profonda letizia, che chi non desidererebbe per se? Quello che sta accadendo forse ci chiede di entrare un po\u2019 pi\u00f9 in profondit\u00e0 nella concezione che abbiamo dell\u2019utilit\u00e0 del vivere, smascherando la nostra incapacit\u00e0 di rispondervi a riguardo della nostra stessa vita: quando una vita \u00e8 \u201cutile\u201d?\u00a0<strong>Cosa la rende utile e, soprattutto, utile per chi? Ci basta vivere per noi stessi? Ci basta non soffrire? Ma, in fondo, \u00e8 veramente possibile non soffrire?<\/strong>\u00a0Per non soffrire occorrerebbe non amare.<\/p>\n<p>Nel giudizio sulla vicenda di Charlie si mette spesso a tema quale sia il suo bene. Ma proprio questo bene pu\u00f2 essere slegato dal riconoscimento, cos\u00ec poco evidente ai nostri occhi, del significato, e quindi dell\u2019utilit\u00e0, di questa vita?<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcuno che lo vuole e lo ama cos\u00ec com\u2019\u00e8, ora, e per questo \u00e8 disposto a sacrificarsi. Non pu\u00f2 essere che per questo bambino la sua vita, ora, sia sentita utile per questo, e per questo degna di essere vissuta in questo modo? Cosa lo rende profondamente umano nel suo desiderio di felicit\u00e0, esattamente come noi che stiamo scrivendo?\u00a0<strong>Quello che desideriamo noi, quello per cui la nostra vita merita di essere vissuta \u00e8 che c\u2019\u00e8 qualcuno che ci vuole ora, per cui la nostra vita vale, per il quale merita di essere data e vissuta come ci viene data<\/strong>. I genitori di Charlie sono questo, e in questo loro amore sono la promessa vivente di quell\u2019amore per cui il suo cuore, piccolo e malandato, sta ancora battendo.<br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong>(Davide Prosperi e Fabio Corsi, CL)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo si \u00e8 fermato a discutere sul destino del neonato inglese. Un caso su cui sono necessari discrezione e rispetto. E che interroga la nostra concezione della vita. Cosa la rende utile? 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