{"id":1082,"date":"2017-07-11T15:15:44","date_gmt":"2017-07-11T13:15:44","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=1082"},"modified":"2017-07-11T15:16:31","modified_gmt":"2017-07-11T13:16:31","slug":"intelligenza-artificiale-ravasi-tecnologia-al-servizio-delluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2017\/07\/11\/intelligenza-artificiale-ravasi-tecnologia-al-servizio-delluomo\/","title":{"rendered":"Intelligenza Artificiale. Ravasi: tecnologia al servizio dell&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cL\u2019intelligenza artificiale: sfida etica?\u201d E\u2019 il tema del Convegno che si \u00e8 svolto all\u2019Ambasciata d\u2019Italia presso la Santa Sede, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura, che ha visto riuniti filosofi, scienziati e docenti universitari di tutto il mondo<\/strong>. Un dibattito acceso e proficuo che ha avuto il compito di avviare una riflessione sull\u2019impatto dell\u2019IA sull\u2019uomo, sul lavoro, sulla societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Intelligenza artificiale, in sigla IA<\/strong>, quasi uno ossimoro, una contraddizione in termini eppure l\u2019aspetto pi\u00f9 rivoluzionario e affascinante del progresso scientifico che da anni foraggia l\u2019industria cinematografica e culturale.\u00a0<strong>Computer parlanti, umanoidi dal volto sorridente che da qui a 50 anni saranno capaci di guidare camion, cucinare, battere un atleta in una maratona, scrivere canzoni e best seller e soprattutto di imparare dall\u2019esperienza<\/strong>, cosa che talvolta risulta difficile anche all\u2019essere umano. Ma le opportunit\u00e0 infinite date dal superamento dei limiti biologici, con l\u2019ingresso di macchine \u201csmart\u201d e di algoritmi sofisticati, si mescolano irrimediabilmente con i rischi di un cambiamento radicale della societ\u00e0 fatta di uomini e donne in carne ed ossa che, a questo punto, dicono gli esperti, potrebbe evolvere in meglio, o ricevere il colpo definitivo. Il\u00a0<strong>card.<\/strong><strong>Gianfranco Ravasi<\/strong>\u00a0presidente del Pontificio Consiglio della Cultura:<\/p>\n<p><strong>\u201cIl rischio \u00e8 sempre in agguato quando si lascia sola, completamente sola la tecnologia. Il Papa, nella \u00abLaudato si\u2019\u00bb, ha introdotto quel tema del paradigma tecnocratico. In realt\u00e0, il vero scienziato non \u00e8 mai soltanto tecnico, che opera quindi con le macchine lasciando via libera alle macchine<\/strong>; \u00e8 uno che considera anche tutto il panorama, tutto l\u2019insieme, tutto l\u2019orizzonte in cui siamo immersi. Ed \u00e8 per questo che \u00e8 importante che questi rischi che effettivamente ci sono, siano sempre tenuti sotto lo sguardo anche delle altre discipline. Ecco, questo \u00e8 il punto fondamentale ma anche ricordare che in realt\u00e0 le altre intelligenze sono state elaborate da quell\u2019intelligenza primigenia che \u00e8 quella della persona umana. Quindi di per s\u00e9 all&#8217;origine c\u2019\u00e8 sempre una sorgente che \u00e8 umana, e questo non lo si deve mai dimenticare. Per cui<strong>\u00a0bisogner\u00e0 far s\u00ec che queste intelligenze non abbiano ad andare in maniera cieca e libera, senza che si ricordi che all\u2019origine c\u2019\u00e8 l\u2019intelligenza umana la quale pu\u00f2 giudicare, la quale pu\u00f2 anche fermare la macchina,<\/strong>\u00a0la quale \u00e8 per\u00f2 fuor di dubbio che ha una sua complessa espressione in mille e mille forme. Io veramente trovo molto problematica l\u2019espressione \u2018umanoidi\u2019: se la teniamo nel senso che sono in analogia con l\u2019intelligenza umana, che hanno delle forme che sono magari parallele, va bene; e soprattutto ritengo veramente \u2013 e lo dicevano anche gli scienziati che erano presenti \u2013<strong>\u00a0quasi ridicola quella formulazione che \u00e8 avvenuta nel Parlamento Europeo, della \u2018personalit\u00e0 elettronica\u2019 o della \u2018personalit\u00e0 informatica\u2019.<\/strong>\u00a0In realt\u00e0, non si tratta di personalit\u00e0: la coscienza rimane ancora il grande appannaggio di quella sorgente che ho detto essere la ragione e il pensiero e la persona umana\u201d.<\/p>\n<p><strong>Anche Stephen Hawking, astrofisico di fama internazionale, mette in guardia sui rischi di un utilizzo incontrollato dell\u2019Intelligenza artificiale<\/strong>, ma lo scenario disegnato dagli studiosi di oggi \u00e8 quello di uno spazio iper-connesso, di una rete, dove l\u2019uomo divider\u00e0 il primato di essere l\u2019unico intelligente, con computer, smartphone e robot dando vita a scenari complessi e a contaminazioni, verso un\u2019intelligenza sempre pi\u00f9 collettiva.<strong>Padre\u00a0<\/strong><strong>Paolo Benanti,\u00a0<\/strong>docente di neuroetica e tecnoetica alla Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana:<\/p>\n<p>\u201cSe questo \u00e8 lo scenario,\u00a0<strong>quello di cui dobbiamo aver contezza e consapevolezza \u00e8 che non tutta la realt\u00e0 \u00e8 espressa dai dati: c\u2019\u00e8 anche una parte della realt\u00e0 che travalica il mondo dei dati<\/strong>. Queste macchine saranno senz\u2019altro miste all\u2019uomo. Il vero punto \u00e8 quello di non farle diventare competitive rispetto all\u2019uomo, ma simbiotiche, cio\u00e8 il fatto che l\u2019uomo possa realizzare delle societ\u00e0 migliori grazie anche all\u2019intervento di questa macchina\u201d.<\/p>\n<p>Rischi gestibili dunque per ora ma anche opportunit\u00e0 infinite, come nel campo della medicina. Ancora\u00a0<strong>padre Benanti:<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cSenz\u2019altro ci sono le opportunit\u00e0 di raggiungere obiettivi e successi che sembravano irraggiungibili. Si pensi all\u2019idea di un computer e a un\u2019intelligenza artificiale che analizza tutte le cartelle elettroniche dello stato di salute di tutti i pazienti che noi curiamo:<\/strong>\u00a0pu\u00f2 trovare delle connessioni e dei dati rilevanti che sfuggono all\u2019uomo, e quindi si possono trovare cure per malattie che fino ad adesso non siamo stati in grado di curare. Di contro, avr\u00e0 anche una ricaduta sociale che pu\u00f2 essere di due nature: la prima \u00e8 quella della perdita di alcune forme di posti di lavoro, e la seconda \u00e8 che se non gestite nella maniera corretta, porta a un ampliarsi di quel divario tra ricchi e poveri invece che a un ricongiungimento di queste due realt\u00e0 in una sola\u201d.<\/p>\n<p><strong>Se la scienza avanza viene da chiederci per\u00f2 qual \u00e8 oggi il posto della coscienza che andrebbe considerata come l\u2019elemento capace di fare la differenza tra un essere in grado di scegliere e decidere e quindi responsabile delle proprie azioni e un sistema operativo, un cervello artificiale<\/strong>\u00a0che imita i comportamenti umani ma \u00e8 ben lontano dal possedere una autentica libert\u00e0 e, cosa scontata ma fondamentale, \u00e8 incapace di provare sentimenti, distinguere il bene dal male. Dunque chi dovr\u00e0 decidere come utilizzare queste tecnologie, garantendo che il loro utilizzo avvenga nel rispetto dei principi etici? Risentiamo il\u00a0<strong>cardinale Ravasi:<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cE\u2019 necessario ormai il confronto tra i due orizzonti; non basta soltanto la tecnologia che procede in una maniera autonoma, con delle scoperte, con delle proposte che sono anche impressionanti e straordinarie<\/strong>\u00a0\u2013 pensiamo al campo medico \u2013 ma dall\u2019altra parte anche con l\u2019attenzione al mondo umanistico \u2013 quindi la filosofia, la cultura e, perch\u00e9 no, anche la teologia, la religione \u2013 che si interrogano sempre sull\u2019unico soggetto che \u00e8 l\u2019uomo, la creatura umana: insieme dunque decideranno il futuro\u201d.<\/p>\n<p>(Radio Vaticana)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019intelligenza artificiale: sfida etica?\u201d E\u2019 il tema del Convegno che si \u00e8 svolto all\u2019Ambasciata d\u2019Italia presso la Santa Sede, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura, che ha visto riuniti filosofi, scienziati e docenti universitari di tutto il mondo. 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