{"id":1217,"date":"2018-04-30T14:42:02","date_gmt":"2018-04-30T12:42:02","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=1217"},"modified":"2018-04-30T14:42:41","modified_gmt":"2018-04-30T12:42:41","slug":"alfie-evans-e-i-nostri-cuori-anestetizzati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2018\/04\/30\/alfie-evans-e-i-nostri-cuori-anestetizzati\/","title":{"rendered":"Alfie Evans e i nostri cuori anestetizzati"},"content":{"rendered":"<p>La drammatica vicenda di Alfie Evans, il bambino gravemente malato che \u2013 contro il fermissimo volere della famiglia \u2013 giudici britannici e medici dell\u2019Alder Hey Hospital di Liverpool hanno deciso di far morire, sta avendo un effetto che profuma di miracolo. E non mi riferisco, in questo caso, all\u2019esito che la storia potr\u00e0 avere. Penso piuttosto a tutto quello che sta provocando in ognuno di noi. O almeno in tutti coloro (e sono tanti) che sono disposti a farsi toccare il cuore. Non in modo sentimentale o superficiale, ma struggente, concreto. Perch\u00e9 in un mondo che ci invita a non pensare a nulla, a non porci troppi interrogativi, a preferire il quieto vivere, testimonianze come quella di Alfie e dei suoi genitori irrompono nella nostra vita come un terremoto. Scuotono le nostre esistenze fino a toccare quel punto irriducibile, nel cuore di ognuno di noi, dove \u2013 magari assopiti, anestetizzati, chiusi a chiave \u2013 albergano i nostri desideri pi\u00f9 profondi di bene, di bello, di vero. Di fronte all\u2019evidente ingiustizia di uno Stato che si erge a padrone della nostra vita, davanti all\u2019incredibile lotta di un padre e di una madre (per giunta giovanissimi) che in fondo non chiedono altro che lasciare che il loro pargoletto possa continuare a vivere finch\u00e9 il Signore (e non un giudice o un medico) lo vorr\u00e0, e ancor di pi\u00f9 di fronte all\u2019audace attaccamento alla vita dello stesso Alfie (che ieri, dopo essere stato staccato dal respiratore che secondo i medici lo teneva in vita, ha continuato a respirare per conto proprio), nessuno pu\u00f2 restare indifferente.<\/p>\n<p>Possiamo fingere che la questione non ci riguardi, possiamo soffocare ancora una volta quello che il nostro cuore ci dice (e magari nemmeno rendercene conto), ma se anche solo per un istante ci prendiamo davvero sul serio non possiamo non accorgerci che tutto ci\u00f2 chiede qualcosa anche a noi. O prima di tutto a noi. Ci chiede di cambiare. Di stravolgere il modo che abbiamo di guardare a noi stessi, alle nostre mogli e ai nostri mariti, ai nostri figli, ai nostri amici. Di porci di fronte a chi abbiamo davanti, fosse anche uno sconosciuto, con la consapevolezza del suo inestimabile e infinito valore. Un valore che va decisamente al di l\u00e0 della sua condizione, della situazione in cui si trova, delle sofferenze che magari deve affrontare. La vicenda di Alfie diventa in questo modo un\u2019occasione preziosa per imparare a lasciar respirare &#8211; nei rapporti tra di noi, in famiglia, nel nostro lavoro, nelle fatiche di ogni giorno &#8211; quel punto profondo del cuore in cui il nostro vero \u201cIo\u201d attende solo di poter emergere.<\/p>\n<p>(GdP)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La drammatica vicenda di Alfie Evans, il bambino gravemente malato che \u2013 contro il fermissimo volere della famiglia \u2013 giudici britannici e medici dell\u2019Alder Hey Hospital di Liverpool hanno deciso di far morire, sta avendo un effetto che profuma di miracolo. E non mi riferisco, in questo caso, all\u2019esito che la storia potr\u00e0 avere. 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