{"id":624,"date":"2016-10-12T10:26:13","date_gmt":"2016-10-12T08:26:13","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=624"},"modified":"2016-10-24T18:33:35","modified_gmt":"2016-10-24T16:33:35","slug":"post-aborto-ferita-guarire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2016\/10\/12\/post-aborto-ferita-guarire\/","title":{"rendered":"Post-aborto: una ferita da guarire"},"content":{"rendered":"<p><strong>Psichiatri, sacerdoti e attivisti pro life a convegno alla Lateranense di Roma, per affrontare un tema scomodo e ancora poco dibattuto.<\/strong><\/p>\n<p>La Pontificia Universit\u00e0 Lateranense e il Movimento per la Vita Romano, in una tavola rotonda tenutasi il 6 ottobre scorso, hanno provato a scalfire un muro di silenzio sull\u2019argomento che, salvo pochi dibattiti di segno opposto, sembra al momento incrollabile.\u00a0Esistono per\u00f2 realt\u00e0 del no profit e della Chiesa Cattolica che seguono da vicino questo dramma umano e, in particolare, femminile, come ha ricordato il presidente del Movimento per la Vita di Roma, Antonio Ventura: tra questi, i Centri di Aiuto alla Vita, la Vigna di Rachele, il Progetto Gemma, il Numero Verde \u201cFede e terapia\u201d.<\/p>\n<p>Nel suo saluto iniziale, monsignor Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Universit\u00e0 Lateranense, ha ricordato in primo luogo il contributo di due amatissimi santi del secolo scorso: <strong>San Giovanni Paolo II e Santa Teresa di Calcutta<\/strong>, che, rispettivamente con l\u2019enciclica<em>Evangelium vitae<\/em> (1995) e al ritiro del Nobel per la Pace (1979), ebbero il coraggio di definire l\u2019aborto espressione della \u201ccultura della morte\u201d e principale \u201cnemico della pace\u201d.<\/p>\n<p>Nel corso della conferenza \u00e8 stato proiettato <strong><em>Happy Birthday Aron<\/em>, un cortometraggio pro life americano<\/strong> sottotitolato. La vicenda \u00e8 quella di una madre che, fatti gli auguri di compleanno al figlioletto appena sveglio, lo accompagna poi ad una passeggiata al parco e, giocosamente, immagina con lui un futuro da astronauta.\u00a0Quando poi il bambino scompare dalla sua vista, la donna telefona angosciata al marito, che la riporta alla realt\u00e0: quel figlio non \u00e8 mai esistito o, meglio, non \u00e8 mai nato, \u00e8 stato volontariamente abortito anni prima e in ogni ricorrenza del tragico evento, la mancata madre ha regolarmente una visione di quella che sarebbe stata la sua vita genitoriale.\u00a0La storia si conclude con una voce infantile che sussurra: <strong>\u201cMamma, ti ho perdonato\u201d<\/strong>; e una scritta in sovrimpressione: \u201c<em>Perch\u00e9 tutti possano festeggiare il primo compleanno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Un dramma del genere \u00e8 stato vissuto in prima persona dall\u2019<strong>attrice Beatrice Fazi<\/strong>, una delle poche donne famose ad aver infranto questo tab\u00f9 a livello personale, raccontandolo in un libro autobiografico, <em>Un cuore nuovo<\/em> (Piemme, 2016), che sintetizza la storia della sua conversione.<\/p>\n<p>Quella della Fazi \u00e8 stata una vera e propria inversione di rotta a trecentosessanta gradi: abbandonata la strada degli idoli, con tutta la frustrazione e l\u2019infelicit\u00e0 che ne erano derivati, si \u00e8 incamminata verso il vero amore e la vera felicit\u00e0, determinati dall\u2019incontro con Dio.\u00a0La ferita dell\u2019aborto, ha spiegato l\u2019attrice, era stata preceduta molti anni prima da un\u2019ulteriore ferita, quella della separazione dei suoi genitori e dall\u2019autosuggestione di essere stata una bambina indesiderata, un peso per la madre e per il padre.<\/p>\n<p>Un \u201cfallimento\u201d che Beatrice aveva illusoriamente tentato di riscattare, rincorrendo il solito campionario di false libert\u00e0 e falsi miti che oggi vengono propagandate a tamburo battente: il sesso sfrenato, il divertimento facile, l\u2019immagine, l\u2019apparenza, il successo. Senza contare l\u2019adesione sfegata ad un veterofemminismo (peraltro, un po\u2019 fuori stagione gi\u00e0 negli anni \u201990), in cui l\u2019aborto era un \u201csacrosanto\u201d diritto, osannato da tante \u201ccattive maestre\u201d.\u00a0Da qui la scelta di trasferirsi da Salerno a Roma e di farsi strada nel mondo dello spettacolo. A 21 anni, Beatrice Fazi vive il passaggio pi\u00f9 drammatico della sua vita: l\u2019aborto di una creatura, che al momento del test di gravidanza \u2013 come lei stessa ha ammesso \u2013 aveva accolto con un moto di gioia, perch\u00e9, al di l\u00e0 delle ideologie di appartenenza, c\u2019\u00e8 sempre una \u201clegge scritta nel cuore\u201d dell\u2019uomo, che prescrive di amare qualunque vita, in qualunque forma si presenti.<\/p>\n<p>La Fazi ha ricordato di come lei stessa fosse stata gelata dall\u2019indifferenza del suo compagno di allora, un uomo con il doppio dei suoi anni che, alla notizia della sua gestazione, si era limitato a dire: \u201c<em>e\u00a0mo\u2019 che fai?<\/em>\u201d. \u201c\u2026come se fosse stato un problema solo mio\u201d, ha commentato l\u2019attrice.\u00a0Nel corridoio dell\u2019ospedale, in attesa dell\u2019intervento che avrebbe soppresso il suo primo figlio, a un certo momento era risuonata la voce gracchiante di un\u2019infermiera: \u201c<em>Chi so\u2019 quelle della 194?\u2026<\/em>\u201d. Parlando con le sue \u2018compagne di sventura\u2019, Beatrice aveva appreso che si trattava di donne alla terza, anche quarta interruzione di gravidanza\u2026<\/p>\n<p>\u201cHo sofferto di disturbi alimentari, ero diventata cupa, arida \u2013 ha proseguito la Fazi -. Anche quando iniziai a diventare famosa e a firmare i primi autografi, continuavo a sperimentare la solitudine a tutti i livelli, la mancanza di senso, il desiderio di morire\u201d.\u00a0Solo molti anni dopo, riscoprendo la propria \u201cdignit\u00e0 di figlia di Dio\u201d e rendendosi conto \u201cdell\u2019orrore dell\u2019omicidio che avevo compiuto\u201d, Beatrice ha potuto perdonare se stessa ed abbracciare finalmente la gioia del matrimonio e della maternit\u00e0 di quattro figli, oggi di 14, 13, 8 anni e 14 mesi.<\/p>\n<p>Il punto di vista della Chiesa \u00e8 stato espresso da monsignor Andrea Manto, direttore del Centro di Pastorale Sanitaria e Incaricato della Pastorale della Famiglia della Diocesi di Roma, e da don Maurizio Gagliardini, responsabile del Numero Verde \u201cFede e Terapia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Monsignor Manto<\/strong>, che in sede di confessionale, ha pi\u00f9 volte toccato con mano il \u201cdolore\u201d e il rimorso delle donne che hanno abortito, ha spiegato che le tre parole chiave per aiutare le mancate madri a ripartire sono \u201c<em>verit\u00e0<\/em>\u201d, \u201c<em>giudizio<\/em>\u201d e \u201c<em>misericordia<\/em>\u201d.\u00a0La <em>verit\u00e0<\/em> implica \u201cammettere la gravit\u00e0 del male dell\u2019aborto\u201d; il <em>giudizio<\/em> va tuttavia sempre evitato in quanto \u201cspetta a Dio\u201d e rischia di \u201caggiungere male al male, impedendo a quella donna di diventare, un domani, una madre felice\u201d; la <em>misericordia<\/em> \u00e8 invece quella parola che \u201cpermette di rinascere\u201d, di non rimanere \u201cprigionieri della morte\u201d, lasciandoci \u201cabbracciare da Lui\u201d.<\/p>\n<p>Da parte sua, <strong>don Gagliardini<\/strong> ha ricordato come il \u201csenso di colpa\u201d di chi abortisce vada sempre tramutato in \u201csenso del peccato\u201d, altrimenti \u201crimarr\u00e0 sempre una malattia\u201d. Inoltre, ha aggiunto il sacerdote, la perdita della genitorialit\u00e0 produce spesso una ferita paragonabile alla \u201cperdita della patria\u201d, mentre non vanno sottovalutate le conseguenze dell\u2019\u201caborto spontaneo\u201d, anch\u2019esso in grado provocare \u201cgrande solitudine\u201d e sensi di colpa.<\/p>\n<p>Lo <strong>psichiatra Tonino Cantelmi<\/strong> ha ricordato che il rischio di disturbi psicologici sale dell\u201981%, in caso di aborto, sebbene questo aspetto nei consultori venga regolarmente taciuto. Al tempo stesso, ha puntualizzato, \u00e8 sempre necessario \u201cprendersi carico della sofferenza di chi abortisce, \u00e8 un dolore che va ascoltato\u201d. Un altro aspetto significativo \u00e8 che \u201cdue terzi delle donne non ripeterebbero mai l\u2019aborto\u201d.<\/p>\n<p>Hanno chiuso gli interventi la<strong> giornalista Rai Benedetta Rinaldi<\/strong> e la presidente del World Women\u2019s Alliance for Life &amp; Family (WWALF), Olimpia Tarzia, manifestando rispettivamente due auspici: un maggiore coraggio nel raccontare storie di aborto e di relativa rinascita anche sulla televisione pubblica, perch\u00e9, nonostante tutto, la \u2018censura\u2019 su questo tema \u00e8 meno opprimente di quello che sembra; contrastare la cappa ideologica della \u201ccultura della morte\u201d, in particolare le velleit\u00e0 della \u201cbiopolitica\u201d, che ambisce a trasferire nelle mani del potere ogni questione legata all\u2019etica della vita.<\/p>\n<p>(Zenit)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Psichiatri, sacerdoti e attivisti pro life a convegno alla Lateranense di Roma, per affrontare un tema scomodo e ancora poco dibattuto. 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