{"id":679,"date":"2016-11-13T12:54:24","date_gmt":"2016-11-13T11:54:24","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=679"},"modified":"2016-12-14T12:26:17","modified_gmt":"2016-12-14T11:26:17","slug":"essere-presenti-lutto-ospedale-gdp","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2016\/11\/13\/essere-presenti-lutto-ospedale-gdp\/","title":{"rendered":"Essere presenti, prima e dopo il lutto"},"content":{"rendered":"<p><strong>Presso la sala conferenze del Civico di Lugano, gioved\u00ec 10 novembre, si \u00e8 tenuto un dibattito sul tema della cura spirituale negli ospedali.\u00a0L\u2019importante appuntamento, promosso dal Forum per il dialogo interreligioso ed interculturale svizzero, con un tema cos\u00ec vicino all\u2019umanit\u00e0 e all&#8217;esperienza ospedaliera ha radunato un folto pubblico. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Ivan Cinesi<\/strong>, presidente dell\u2019Associazione di cure palliative, ha ricordato come le cure palliative siano il metodo attivo e globale prestato al paziente quando la malattia non risponde pi\u00f9 alle terapie aventi come scopo la guarigione. In questo contesto il controllo del dolore e degli altri sintomi assume importanza primaria insieme al prendersi cura dei problemi psicologici, sociali e spirituali.<\/p>\n<p>L\u2019Europen Association for Palliative Care cos\u00ec si esprime in un documento: \u00abLe cure palliative hanno carattere interdisciplinare e coinvolgono il paziente, la sua famiglia e la comunit\u00e0 in generale. <strong>Offrono una presa in carico del paziente che si preoccupa di garantire i bisogni pi\u00f9 elementari<\/strong>, ovunque egli si trovi, a casa o in ospedale\u00bb. E ancora: \u00abLe cure palliative rispettano la vita e considerano il morire un processo naturale. Il loro scopo non \u00e8 quello di accelerare o differire la morte, ma quello di preservare la migliore qualit\u00e0 della vita possibile fino alla fine\u00bb. La filosofia dell\u2019approccio palliativo considera quindi la morte come un processo naturale, offre sollievo dalla sofferenza, integra gli aspetti psicologici e spirituali delle cure, aiuta il paziente a vivere pi\u00f9 attivamente sino alla morte, supporta le famiglie nel far fronte alla malattia e al lutto.<\/p>\n<p><strong>Fra\u2019 Michele Ravetta<\/strong>, assistente sociale che opera nel settore di fine vita, ed \u00e8 pure religioso e sacerdote, insiste sulla distinzione fra cappellano ed assistente sociale. Quando parla del malato, ricorda che la persona che vive e che muore \u00e8 la pi\u00f9 grande maestra di vita, una vita che \u00e8 unica ed irripetibile in questa forma. Non ci sono parole: \u00abSono tanatofilo, amo la morte perch\u00e9 amo la vita\u00bb, afferma fra\u2019 Michele. \u00abNon serve fare le teorie \u2026\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza dell\u2019accompagnamento \u00e8 la miglior maestra. \u00ab<strong>Fare l\u2019assistente spirituale stanca<\/strong> &#8211; ha precisato fra\u2019 Michele &#8211; perch\u00e9 la morte stanca, la sofferenza stanca, la faccia da morto disarma. Allo IOSI sono stati assunti due assistenti spirituali laici (ex sacerdoti) per 7 letti, in quanto si tratta di 7 storie, 7 famiglie allargate, 7 situazioni differenti e delicate. Il Cantone in cui viviamo \u00e8 cattolico ma solo sulla carta. Finch\u00e9 queste strutture permettono la presenza di persone straordinarie per l\u2019accompagnamento, uomini o donne, occorre marcar presenza, professionalit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Assistere significa essere presente, non fare chiss\u00e0 cosa<\/strong>. Da qui nasce la relazione senza essere solamente spettatori. Occorre esserci. Il cappellano non pu\u00f2 avere attivit\u00e0 accessorie impegnative al di l\u00e0 di questo compito. Occorre formarsi e non dare nulla per scontato. Non si nasce assistenti sociali o cappellani. Il motto per tutti \u00e8 l\u2019adagio latino \u201cmemento mori!\u201d, ossia guarda gli altri, interiorizza, impara e vedi.<\/p>\n<p>Gli operatori timbrano, entrano ed escono; i pazienti rimangono e i familiari stanno al capezzale. Forse si potr\u00e0 anche parlare di religione ed assistere ai miracoli di fine corsa, ma la religione non \u00e8 la priorit\u00e0. Dopo la morte inizia il lutto. E non sempre. Talvolta inizia anche prima. <strong>L\u2019assistente spirituale raccoglie i pezzettini di sofferenza e dolore e tenta di metterli assieme<\/strong>, dopo questa vita che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. L\u2019assistente spirituale va quindi oltre. Le lezioni pi\u00f9 belle vengono dagli ammalati che siedono in cattedra, la sede dell\u2019esperienza e della vita. Incontrare l\u2019ammalato significa incontrare quel Dio in cui si crede. E occorre la fedelt\u00e0. Se si manca alla fedelt\u00e0 dell\u2019ammalato, si perde un\u2019occasione.<\/p>\n<p>Fra\u2019 Michele cita un frammento di testo de \u201cIl Piccolo Principe\u201d dello scrittore e pilota francese Saint-Exup\u00e9ry: \u00abOccorre preparare il cuore per l\u2019incontro. Ci vogliono i riti\u00bb. Infatti anche l\u2019assistente sociale ha una sua impronta spirituale, in quanto, dice Ravetta, \u00abla spiritualit\u00e0 \u00e8 la mia vita in relazione alla tua\u00bb. \u00a0L\u2019assistente spirituale laico formato <strong>Alfredo Villa <\/strong>parte da un concetto di trinit\u00e0 minore, dove l\u2019uomo incontra l\u2019uomo ed \u00e8 in relazione con Dio, sempre. La sua \u00e8 una prospettiva diversa, considerando sempre Dio nel suo operare, pur senza forzatamente arrivare al proselitismo. <strong>Per Villa non c\u2019\u00e8 distinzione fra assistente sociale e cappellano<\/strong>; laicit\u00e0 e spiritualit\u00e0 oscillano a seconda della situazione di malattia. \u00abPosso fare l\u2019assistente laico credendo in Dio, &#8211; afferma Villa &#8211; senza perdere la mia identit\u00e0 e traendo forza dal mio credo\u00bb. La sua trilogia riposa in tre termini chiave: dono, perdono ed abbandono. Anche Alfredo Villa manifesta l\u2019imperativo di doversi formare e di non lasciare nulla al caso, in quanto l\u2019accompagnamento avviene prima, durante e dopo il lutto; a questa stregua a stento basta un tempo pieno.<\/p>\n<p>Dal pubblico molte sono le domande che sono state scaturite, ma in generale ci\u00f2 che \u00e8 emerso \u00e8 stato che occorre evitare di religiosizzare, ossia battezzare tutte le forme di spiritualit\u00e0, convinti comunque del fatto che la spiritualit\u00e0, volente o nolente, \u00e8 un bisogno di ogni persona.<\/p>\n<p>(Don Rolando Leo \/ GdP)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presso la sala conferenze del Civico di Lugano, gioved\u00ec 10 novembre, si \u00e8 tenuto un dibattito sul tema della cura spirituale negli ospedali.\u00a0L\u2019importante appuntamento, promosso dal Forum per il dialogo interreligioso ed interculturale svizzero, con un tema cos\u00ec vicino all\u2019umanit\u00e0 e all&#8217;esperienza ospedaliera ha radunato un folto pubblico. 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