{"id":692,"date":"2016-11-25T12:58:48","date_gmt":"2016-11-25T11:58:48","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=692"},"modified":"2017-06-06T15:44:49","modified_gmt":"2017-06-06T13:44:49","slug":"chiamatemi-giuseppe-un-libro-handicap-anzianita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2016\/11\/25\/chiamatemi-giuseppe-un-libro-handicap-anzianita\/","title":{"rendered":"&#8220;Chiamatemi Giuseppe!&#8221;: un nuovo libro su handicap e anzianit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Grazie agli sviluppi della medicina, i disabili vivono sempre pi\u00f9 a lungo. E sono sempre di pi\u00f9.\u00a0Come accompagnare nell\u2019invecchiamento un disabile? Come rispondere ai suoi desideri e alle sue necessit\u00e0? E di riflesso, come vivere noi per primi questo non sempre semplice aspetto della vita che \u00e8 l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0? Di questo, e di molto altro, parla il libro \u201cChiamatemi Giuseppe!\u201d, recentemente pubblicato dalla Fondazione San Gottardo. Ne abbiamo parlato con Patrizia Solari, autrice assieme a Rita Pezzati.<\/p>\n<p><strong>Signora Solari, iniziamo dal principio: come mai questo titolo? <\/strong><\/p>\n<p>Il titolo nasce dall\u2019esperienza diretta nella relazione con uno degli ospiti pi\u00f9 anziani che attualmente vivono nella Casa don Orione, a Lopagno. Una mattina, quando gli \u00e8 stato chiesto il suo nome, dopo aver risposto per una vita intera \u201cPepp\u201d o \u201cPeppin\u201d ha risposto \u201cGiuseppe\u201d. Gli educatori, piuttosto colpiti, gli hanno chiesto conferma: \u00abMa sei sicuro?\u00bb. La risposta \u00e8 stata lapidaria: \u00abS\u00ec, chiamatemi Giuseppe!\u00bb. Cosa significa questo? Che senso ha questa ripresa di identit\u00e0? Da qui \u00e8 partita una lunga riflessione, sia nel centro diurno che Giueppe frequentava sia nel foyer dove abitava, perch\u00e9 questo per gli educatori \u00e8 stato un punto di svolta. Una presa di coscienza, una consapevolezza di come vanno guardate le persone. Per anni si \u00e8 lavorato sugli obiettivi di autonomia, ritenendo che fosse questa la cosa pi\u00f9 importante per rendere la persona realmente se stessa, ma poi l\u2019invecchiamento \u2013 che per forza di cose questa autonomia la riduce &#8211; fa sorgere mille interrogativi. Sulle persone che si accompagnano ma anche su se stessi. Come guardarci nel passare del tempo e nei cambiamenti? E come mantenere l\u2019identit\u00e0 della persona? Ecco che allora, l\u2019intuizione che sin dai primi anni della nostra esperienza come Fondazione ci ha accompagnati \u00e8 parsa a tutti immediatamente ancora pi\u00f9 evidente: la persona viene prima dell\u2019handicap, prima del suo limite, prima del suo bisogno.<\/p>\n<p><strong>\u201cDall\u2019autonomia all\u2019essere in relazione\u201d. Questo \u00e8 uno dei temi principali del vostro libro. Cosa significa, questo, riguardo all\u2019invecchiamento dei disabili? <\/strong><\/p>\n<p>Proseguendo nel nostro lavoro e nelle nostre riflessioni, ci siamo resi conto che guardare seriamente una persona significa prendere in considerazione la sua essenza vera, ossia il suo essere in relazione. Nell\u2019accompagnamento di persone disabili che invecchiano, questo comporta il riflettere sugli spazi da offrire per sviluppare queste relazioni, per migliorarne la qualit\u00e0 (nell\u2019accoglienza, nell\u2019ascolto, ecc.). Significa capire \u2013 come ci ha detto anche il Papa \u2013 che immedesimarsi nelle persone vuol dire comprendere qual \u00e8 il loro desiderio prima ancora che il loro bisogno. Questo, per gli educatori, \u00e8 un cambiamento di paradigma. Perch\u00e9, come dicevo prima, in generale la psicopedagogia ha sempre insistito sull\u2019obiettivo di autonomia. Invece cos\u00ec cambia tutto.<\/p>\n<p>Grazie alla dipendenza che per forza di cose c\u2019\u00e8 nell\u2019invecchiamento (nei disabili ancora pi\u00f9 che nelle persone normodotate) ci troviamo \u201ccostretti\u201d a riscoprire l\u2019essenza della persona, che \u00e8 la sua possibilit\u00e0 e la sua capacit\u00e0 di rapportarsi con gli altri.<\/p>\n<p><strong>\u201cChiamatemi Giuseppe!\u201d arriva, par di capire, alla fine di un lungo percorso di riflessione. <\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 proprio cos\u00ec. L\u2019esigenza, o la curiosit\u00e0, di approfondire questo tema \u00e8 nata nel 2009, quando come Fondazione San Gottardo abbiamo assunto la gestione della Casa don Orione, dove c\u2019erano parecchie persone che stavano vivendo la fase dell\u2019invecchiamento.<\/p>\n<p>Questo ha suscitato in noi una prima domanda, di metodo: \u00e8 necessario modificare qualcosa nelle nostre modalit\u00e0 educative? Come rispondere alle esigenze di queste persone? Da queste domande \u00e8 partito tutto il lavoro, che cammin facendo ha coinvolto anche la dottoressa Pezzati e il Dipartimento Sanit\u00e0 della SUPSI.<\/p>\n<p>Un lavoro che, per tutto l\u2019arco di questi anni, ha sempre preso spunto dalle esperienze concrete degli educatori dei nostri centri (prima della Casa don Orione, poi della Casa al Cedro), interrogandoci su mille questioni e paragonando poi sempre il tutto con ci\u00f2 che la letteratura in merito gi\u00e0 diceva. L\u2019esito \u00e8 stato questo libro.<\/p>\n<p><strong>Un libro che \u00e8 anche uno strumento di lavoro. Cosa intendete fare ora? <\/strong><\/p>\n<p>Come dicevamo gi\u00e0 nella serata pubblica di mercoled\u00ec, la prospettiva \u00e8 quella di rilanciare il tutto come lavoro con chi ci sta. Cominciando in casa nostra, nella Fondazione San Gottardo, aggiornando tutto quello che da anni facciamo. Ma poi aprendoci a tutti quelli che sono interessati. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che siamo partiti dal tema dell\u2019invecchiamento delle persone disabili, \u00e8 altres\u00ec vero che poi nel confrontarci gli uni con gli altri sono uscite altre tematiche che valgono in generale: quella dell\u2019identit\u00e0, dell\u2019essere accolto, dell\u2019essere riconosciuto, del poter esplorare qualcosa di nuovo partendo da un\u2019appartenenza e da una sicurezza che ci rende stabili. Questo libro, quindi, non \u00e8 rivolto solo agli addetti ai lavori. Sarebbe bello che finisse in mano anche a molta altra gente. Anche perch\u00e9 i disabili, \u00e8 vero, hanno delle necessit\u00e0 che magari altri non anno. Per\u00f2 l\u2019accoglienza dell\u2019altro &#8211; dell\u2019amico, del genitore, del figlio, della moglie, del marito, del collega &#8211; \u00e8 uguale per tutti.<\/p>\n<p>(Gregorio Schira \/ Giornale del Popolo)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/medicinaepersona.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Prospetto_Chiamatemi-Giuseppe-WEB.pdf\" target=\"_blank\">Prospetto informativo sul libro &#8220;Chiamatemi Giuseppe&#8221; (PDF)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie agli sviluppi della medicina, i disabili vivono sempre pi\u00f9 a lungo. E sono sempre di pi\u00f9.\u00a0Come accompagnare nell\u2019invecchiamento un disabile? Come rispondere ai suoi desideri e alle sue necessit\u00e0? 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