{"id":756,"date":"2016-12-31T13:25:03","date_gmt":"2016-12-31T12:25:03","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=756"},"modified":"2016-12-31T13:55:42","modified_gmt":"2016-12-31T12:55:42","slug":"gender-la-ricerca-buona-san-raffaele-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2016\/12\/31\/gender-la-ricerca-buona-san-raffaele-milano\/","title":{"rendered":"Gender e la ricerca \u00abbuona\u00bb al San Raffaele di Milano"},"content":{"rendered":"<p>Le cosiddette <i>gender theories <\/i>per una volta non c\u2019entrano nulla. Le ricerche presentate al San Raffaele di Milano \u2013 ospedale e universit\u00e0 \u2013 dal neonato Centro interfacolt\u00e0 per gli studi di genere sono finalizzate al benessere della persona. Non a complicarne la vita con ideologie che servono solo a disorientare. Anzi, i contributi multidisciplinari sono serviti a dimostrare che con la diversit\u00e0 di genere non si scherza. Anzi, proprio il fatto di aver trascurato per troppi anni le peculiarit\u00e0 dell\u2019organismo femminile nella ricerca\u2013 soprattutto le sue naturali ciclicit\u00e0 rispetto alla &#8216;linearit\u00e0&#8217; maschile \u2013 ha finito per determinare terapie inadeguate e anche approcci farmacologici approssimativi.<\/p>\n<p>E, a farne le spese sono state soprattutto le donne. Tra maschi e femmine, dal punto di vista anatomico, organico e funzionale, esistono steccati biologici che nessuna ideologia potr\u00e0 mai colmare. A cominciare dalle cellule, &#8216;marcate&#8217; in modo indelebile dalla femminilit\u00e0 e dalla mascolinit\u00e0. E che, proprio per questo, rispondono in modo diverso alle situazioni di crisi. Paola Panina, ricercatrice del San Raffaele, ha portato l\u2019esempio della carenza di zinco \u2013 fondamentale per la sintesi di alcune proteine \u2013 a cui le cellule femminili reagiscono in modo opposto. Anche la ricerca sull\u2019invecchiamen- to, in particolare per alcune malattie neurodegenerative, dovrebbe tenere presente le differenze profonde con cui funzionano il cervello della donna e quello dell\u2019uomo. Daniela Perani, docente di psicologia, ha messo in luce l\u2019urgenza di un approccio diversificato nelle ricerche sulle neuroscienze.<\/p>\n<p>Attenzione che diventa addirittura obbligatoria \u2013 come ha evidenziato la psichiatra Cristina Colombo \u2013 quando si approfondiscono le cause di una malattia prevalentemente femminile come la depressione maggiore (le donne colpite sono circa il doppio degli uomini). Eppure, fino agli anni Novanta, le terapie per le donne partivano da ricerche quasi esclusivamente condotte sugli uomini. Da qui, come ha messo in luce Maria Antonietta Volont\u00e9 \u2013 che al San Raffaele svolge da 30 anni attivit\u00e0 clinica \u2013 i problemi in cardiologia, con un mortalit\u00e0 femminile che risultava doppia rispetto a quella maschile soprattutto in caso di infarto.<\/p>\n<p>Ma anche gli uomini hanno sopportato conseguenze non trascurabili a causa dell\u2019omologazione della ricerca. Andrea Salonia, urologo, ha fatto il caso della disfunzione erettile, a lungo trascurata. Mentre il pediatra e endocrinologo Gianni Russo ha parlato delle alterazioni dello sviluppo sessuale, malattie rare che potrebbe beneficiare di nuove attenzione con un rafforzamento della ricerca di genere.<\/p>\n<p>(Luciano Moia \/ Avvenire)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cosiddette gender theories per una volta non c\u2019entrano nulla. 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