{"id":894,"date":"2017-02-16T14:58:53","date_gmt":"2017-02-16T13:58:53","guid":{"rendered":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/?p=894"},"modified":"2017-02-25T21:21:16","modified_gmt":"2017-02-25T20:21:16","slug":"la-mano-del-malato-richiesta-relazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medicinaepersona.ch\/index.php\/2017\/02\/16\/la-mano-del-malato-richiesta-relazione\/","title":{"rendered":"La mano del malato \u00e8 una richiesta di relazione. Fino al 25 febbraio, a Massagno, una mostra sul significato della cura"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cLa malade\u201d di de La Fresnaye apre l\u2019esposizione \u201cl\u2019abbraccio del Pallium\u201d in un percorso che unisce le Madonne della Misericordia e la storia della fondatrice degli Hospice, Cicely Saunders.<\/strong><\/p>\n<div class='et-box et-shadow'>\r\n\t\t\t\t\t<div class='et-box-content'>La mostra \u00e8 esposta alla \u201cCasa Pasquee\u201d in via Madonna della Salute 14 a Massagno, dal 10 al 25 febbraio 2017. Si pu\u00f2 visitare dal luned\u00ec al venerd\u00ec dalle 17 alle 19; il sabato e la domenica dalle 14 alle 17. Per visite di gruppo guidate fuori da questi orari scrivere a: <a href=\"mailto:dinamonn@gmail.com\">dinamonn@gmail.com<\/a>.<\/div><\/div>\n<p>A Massagno si pu\u00f2 visitare una mostra che dal desiderio di capire cosa realmente domanda la mano tesa di \u201cLa malade\u201d di Roger de La Fresnaye e quale sia la vera risposta a quella domanda, ci introduce ad un percorso sulla cura, in particolare sulle cure palliative e la storia della loro fondatrice, Cicely Saunders (Barnet, 22 giugno 1918 \u2013 South London, 14 luglio 2005). \u201cL\u2019Abbraccio del Pallium\u201d, cos\u00ec si intitola l\u2019esposizione realizzata in occasione del Meeting di Rimini da Medicina e Persona, viene proposta dalla Parrocchia di Massagno a \u201cCasa Pasquee\u201d (via Madonna della Salute 14, Massagno) dal 10 al 25 febbraio 2017. Abbiamo raggiunto la dottoressa <strong>Paola Marenco, <\/strong>vice presidente dell\u2019Associazione Medicina e Persona, (e che ha avviato e diretto fino al 2015 il Centro Trapianti Midollo dell\u2019Ospedale Niguarda, a Milano), che di questa esposizione a pannelli \u00e8 curatrice insieme al dr. Giorgio Bordin medico e direttore sanitario dell\u2019Hospital Piccole Figlie e Centro cure palliative di Parma.<\/p>\n<p><strong>Dottoressa Marenco, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 bisogno di una mostra per suscitare domande profonde sul senso della cura e in particolare sul valore delle cure palliative? <\/strong><\/p>\n<p>Ho l\u2019esperienza di 1500 trapianti, ho seguito tantissimi pazienti leucemici, quindi so cosa vuol dire affrontare i drammi che scelte e decisioni in questi ambiti comportano, ed ho potuto conoscere anche la profondit\u00e0 della domanda di questi malati. Insieme all\u2019amico dr. Bordin, che aveva gi\u00e0 lavorato sulla preziosa iconografia delle Madonne della Misericordia (rivestite dal \u201cpallium\u201d, manto sotto il quale trovano rifugio e protezione principi, poveri, confratelli e il pittore stesso, o anche l\u2019intera citt\u00e0 provata dalla peste e dal quale deriva anche il termine \u201cpalliative\u201d) lo scorso anno, in occasione del Giubileo della Misericordia, ci siamo chiesti cosa avesse da offrire di positivo la nostra esperienza di medici rispetto alla misericordia e alla cura, in particolare in questo momento in cui in Italia si apre il dibattito legislativo sul fine vita e sulle dichiarazioni anticipate. Non si tratta solo delle cure palliative, ma di queste come paradigma di ogni relazione di cura. Cos\u00ec abbiamo incontrato e riscoperto la straordinaria vita di Cicely Saunders, questa donna britannica prima infermiera, poi assistente sociale, poi medico, fondatrice degli Hospice, e l\u2019abbiamo raccontata nella mostra. La Saunders a partire dall\u2019esperienza di un ventennio di vita accanto ai malati, crea il movimento degli hospice che oggi sono in tutto il mondo. L\u2019idea che ci ha animati \u00e8 stata quella di riflettere insieme su che cosa occorra per prendersi veramente cura di una persona, che si sia parenti o operatori sanitari.<\/p>\n<p><strong>I valori della vostra riflessione come possono arrivare ai tanti che lavorano accanto ai pazienti in corsia, dunque al personale sanitario? <\/strong><\/p>\n<p>La prima parte della mostra, dopo l\u2019introduzione, si chiede quali siano le origini della cura. Un conto, infatti, \u00e8 la medicina, che come ogni scienza \u00e8 nata dal desiderio di conoscere, un conto \u00e8 invece curare che implica, prima di tutto, amore al destino dell\u2019altro. In un\u2019epoca in cui le grandi evidenze sono cadute si percepisce un disagio tra chi lavora nella sanit\u00e0: l\u2019operatore sanitario \u00e8 tenuto a dare la sua \u201cprestazione\u201d in un tempo richiesto, sollecitato anche da orari ristretti; rischia di non fare l\u2019esperienza della soddisfazione che nasce da un rapporto con la persona che si ha davanti. Per questo la mostra inizia con il quadro di Roger de La Fresnaye.<br \/>\nLa mano tesa del dipinto rivolta verso lo spettatore ci fa intuire come il significato del quadro cambia completamente in base alla risposta che chi guarda d\u00e0 a quella mano. Il contesto in cui viviamo oggi facilmente ci chiede di dare risposte tecniche, magari guardando pi\u00f9 il computer che il malato negli occhi. Questo modo di fare per\u00f2 lascia una grande insoddisfazione sia in chi \u00e8 curato che in chi cura. Infatti non basta. La professione sanitaria \u00e8 troppo ardua e faticosa se non si trova qualcosa per se stessi, un compimento. L\u2019idea della mostra \u00e8 quella di mettere sul tavolo il cammino al compimento di s\u00e9 nella relazione con l\u2019altro. Anche nella mia esperienza \u00e8 cos\u00ec: attraverso i gesti professionali richiesti, il dono per me, per il mio cammino \u00e8 la ricchezza umana che trovo nell\u2019uomo che incontro in un momento cos\u00ec particolare e intenso quale \u00e8 la malattia. L\u2019io si compie in un tu. Questo credo che oggi vada ridetto, perch\u00e9 fa respirare chi lavora nella sanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>In che modo questo approccio globale riguarda le cure palliative? <\/strong><\/p>\n<p>Oggi anche tra chi valorizza il lavoro delle cure palliative c\u2019\u00e8 la tendenza a voler separare la dimensione della cura fisica e psichica dalle domande esistenziali, mentre se io voglio rispondere veramente alla mano tesa dell\u2019ammalato, devo tenere conto che \u00e8 tutto l\u2019uomo che soffre: la sofferenza \u00e8 fisica, psichica, sociale ma anche esistenziale (\u00e8 questo il \u201ctotal pain\u201d di Cicely). Oggi invece c\u2019\u00e8 la tendenza a ridurre la dimensione esistenziale a qualcosa di \u201cspirituale\u201d, che poi viene interpretato come emozione, sentimento. Ma \u00e8 una riduzione: invece tutti si pongono la domanda: \u00abPerch\u00e9 mi \u00e8 venuta questa malattia? Che senso pu\u00f2 avere?\u00bb. L\u2019esposizione mostra che prendersi cura dell\u2019altro dentro questa prospettiva globale, \u00e8 meglio: sia per chi cura, sia per chi \u00e8 curato.<\/p>\n<p><strong>Questo non potrebbe sembrare un obiettivo molto alto davanti, ad esempio, allo stress che spesso si incontra nei reparti, con il personale che deve correre magari per l\u2019urgenza di un altro paziente? Insomma, ci sono tante condizionamenti che limitano gli ideali\u2026 <\/strong><\/p>\n<p>Nella mia esperienza ho visto che quando esiste una relazione tra chi cura e chi \u00e8 curato, normalmente anche dentro situazioni di stress lavorativo, il malato si rende conto positivamente della situazione difficile dell\u2019operatore sanitario. Mi \u00e8 capitato di entrare in stanze di pazienti che stavano veramente male e sentirmi chiedere da loro \u00abdottoressa come sta lei oggi?\u00bb. Nel senso che i pazienti comprendono il tuo lavoro, capiscono le urgenze. Quindi, un conflitto che potrebbe esserci, viene ridotto se c\u2019\u00e8 una reale relazione. Mentre, sempre a partire dalla mia esperienza, ho visto che il conflitto sussiste quando \u00e8 sentita come mancante la relazione tra curante e paziente. Educare alla relazione oggi non \u00e8 scontato e diventa un lavoro quotidiano con i colleghi, con le infermiere, con gli specializzandi. Ma se un giovane medico fa l\u2019esperienza che guardare l\u2019altro per prendersene cura conviene, allora capisce che tra lui e il paziente non c\u2019\u00e8 differenza: siamo uomini con le stesse domande davanti alla vita e alla morte, alla gioia e al dolore e se non le accogliamo non curiamo bene neanche tecnicamente quella particolare persona che abbiamo di fronte.<\/p>\n<p><strong>Oggi la medicina \u00e8 evoluta moltissimo, la vita delle persone si \u00e8 allungata, emergono sempre di pi\u00f9 delle situazioni sanitarie complesse, talvolta causate anche dalla scienza stessa. Voi che domande vi ponete davanti a tutto questo? <\/strong><\/p>\n<p>La mostra, verso la fine, dice che le sfide sanitarie di oggi non sono certamente quelle dell\u2019epoca di Cicely Saunders che aveva solo 2 farmaci antineoplastici. Ma oggi per non tradire Cicely dobbiamo custodirne la posizione originale: quella attenzione alla persona che ha fatto stare questa donna per 20 anni a guardare qual era la situazione del malato di allora, prima di decidere come realizzare l\u2019Hospice. Dunque \u00e8 come se oggi la Saunders ci chiedesse di non avere paura delle nuove sfide, a patto di guardarle caso per caso e all\u2019interno del rapporto di cui dicevo prima: la relazione di cura che coinvolge il medico, la famiglia, il paziente con i suoi desideri e ci\u00f2 a cui tiene. Noi medici siamo abituati alle scelte, perch\u00e9 dobbiamo scegliere tutti i giorni, non solo davanti alla fine della vita: la decisione ad esempio di proporre ad un leucemico una terza linea di cure, quando c\u2019\u00e8 solo un 10% di speranza e la prospettiva di costi altissimi in termini non solo economici, va valutata guardando il pi\u00f9 possibile al bene della persona. Ben consapevoli che certe scelte restano comunque drammatiche. Ci vuole una grande, umile apertura. Ma ci\u00f2 che facilita \u00e8 farle all\u2019interno di una relazione medico-paziente preesistente, altrimenti, estrapolate da quel contesto, elementi estranei diventano determinanti: il peso dell\u2019economia, il peso della nostra incapacit\u00e0 a starci davanti, il peso della depressione del paziente o della fatica della famiglia ecc\u2026 . In 40 anni solo 2 persone mi hanno chiesto l\u2019eutanasia e tutte e due hanno cambiato parere dopo un breve colloquio cercato in questa umana relazione di cura. In un mondo impaurito perch\u00e9 ha sempre meno legami, la relazione di cura \u00e8 un legame e prezioso!<\/p>\n<p>(GdP)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa malade\u201d di de La Fresnaye apre l\u2019esposizione \u201cl\u2019abbraccio del Pallium\u201d in un percorso che unisce le Madonne della Misericordia e la storia della fondatrice degli Hospice, Cicely Saunders. 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