Le immagini hanno tappezzato i muri di Paesi Baschi e Navarra, per “dare visibilità” alla questione transgender infantile. Dietro la campagna, lo zampino dell’alta finanza.

È forse lecito domandarsi se i manifesti apparsi recentemente nei Paesi Baschi e in Navarra non violino la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Sono rappresentati quattro bambini completamente nudi, che si tengono per mano con i genitali in vista. Si riconoscono un bambino maschio, una bambina femmina e due bambini transessuali, uno con volto maschile e genitali femminili, un altro con le caratteristiche invertite.

Il disegno – che persino Facebook ha deciso di censurare – è accompagnato dallo slogan “Hay niñas con pene y niños con vulva” (Ci sono bambine con il pene e bambini con la vagina). È una campagna lanciata dalla sezione basca dell’associazione “Chrysallis”, che riunisce le famiglie con minori transessuali.

“La maggior parte (di questi bambini, ndr) soffre quotidianamente perché la società rifiuta di riconoscerli”, spiegano gli organizzatori della campagna. E proseguono: “Sappiamo che la qualità della vita, la felicità, la garanzia dei diritti dei nostri figli dipendono dalla visibilità e dalla comprensione della loro realtà”.

Se per visibilità gli organizzatori intendono il diffondere pubblicamente e senza alcun pudore le immagini di bambini con i genitali al vento, l’obiettivo è stato raggiunto. Le fermate degli autobus di Pamplona e la metropolitana di Bilbao sono infatti tappezzate di questi controversi manifesti.

L’ingente affissione è stata resa possibile dal finanziamento di 30mila dollari da parte di un uomo facoltoso di New York, che ricopre “una posizione alta nel mondo della finanza”. Il nome del benefattore non è stato reso pubblico, ma non è una novità che in certi ambienti sia diffuso un sentimento gay-friendly.

Multinazionali e giganti di Wall Street si ergono da tempo a paladini dei diritti civili invocati dalle organizzazioni lgbt. È una questione di tornaconto. Del resto già nel 2009 la rivista Forbes valutava l’indotto complessivo dei matrimoni omosessuali, una volta approvati in tutti gli Stati Uniti, in circa 9,5 miliardi di dollari.

Una valutazione che appare attendibile, stando al titolo di un articolo pubblicato dalla rivista Bloomberg nel 2012, a un anno esatto dall’approvazione dei matrimoni gay nella Grande Mela: “Il matrimonio omosessuale ha prodotto 259 milioni di dollari per l’economia di New York”.

Il nesso tra profitti economici e istanze omosessuali, secondo alcuni osservatori, si spiega con la logica dell’opportunismo liberista. A tal proposito si è espresso in un’intervista a ZENIT il filosofo Diego Fusaro: “Ecco allora che il capitale mira a eliminare la famiglia, così come ogni altra comunità (…) che si oppone alla logica mercantile do ut des”. Infatti l’obiettivo – aggiunge Fusaro – è di sostituire la famiglia “con atomi che si relazionano tra loro secondo le leggi del consumo. E per farlo, si utilizza la retorica dei ‘diritti’. In realtà si tratta meramente di un pretesto”.

La logica del capitale si rivela pertanto come un tritacarne in grado di fagocitare ogni cosa, compresi ciò che il buon senso definisce “buon costume” nonché l’intimità dei bambini.

(Zenit)